Ogni tanto rimpiango questo blog e la sua voglia di scriverci sopra. Ormai si usa facebook. Il problema è riuscire ad essere pienamenti sinceri. Purtoppo quando sai che quello che scrivi viene letto da tutti quelli che hai come amici, impari a fare in modo di non dire cose che quello o quell’altro non devono sapere. Questo mi limita molto e mi rompe le balle. La bella domanda:”A cosa stai pensando?” Bhè…. Sto pensando che ci sono un paio di amici che vorrei mandare al diavolo. Oppure che vorrei urlare asquarciagola proprio quella cosa che quell’amico lì non deve venire assolutamente a sapere. Siamo arrivati a questo punto
E proprio per questo che rimpiango questo caldo e ospitale blog che, generalmente, non viene letto da nessuno e in ogni caso non da persone che mi sono così vicine da dovergli dare spiegazioni di quello che scrivo. Questa è la libertà e questo è quello che voglio rincominciare a fare.
Perchè, signori, sappiate che di cose ne succedono! Mi ritrovo in periodo molto particolare in cui faccio fatica a capire qual’è la strada da prendere. Gli indizi si accavallano non riuscendo a fornire una risposta precisa. Ed ho bisogno di parlarne. Di far uscire questi pensieri in modo da poterli rileggere e interpretare.
Da oggi non farò più parte di facebook. Sono deciso a “disintossicarmi” per riprendere un tipo di linguaggio più anonimo ma decisamente più autentico.

Proprio all’inizio dell’anno questo piccolo blog ha raggiunto e superato i 30,000 accessi. Dopo 10 mesi di attività e le svariate volte in cui ho pensato “adesso basta… LO CHIUDO!!!” è davvero un successo insperato. Questo mi dà la possibilità di fare una promessa ai frequentatori. Da quest’anno mi impegno a rendere questo spazio più “tecnico” e meno “cazzaro”. Spero di fare cosa gradita…I ringraziamenti vanno, ovviamente, a tutti coloro che seguono il blog, a coloro che cercano cose impossibili su Google e capitano fra queste pagine, ma soprattutto a tutti i “pugnettomani” della rete che cercando “porno ” e affini finiscono sempre sulla foto
L’idea bislacca mi è venuto mentre aspettavo la metropolitana con lo sguardo fisso assorto in un flusso di coscienza personale aiutato da “Metropolis” dei Dream Theater.